legislazione

“Delitti contro l’ambiente”. Una nuova legge e sanzioni più pesanti.

La responsabilità amministrativa per alcuni illeciti commessi in violazione delle norme a tutela dell’ambiente è stata introdotta nell’ordinamento italiano dal D.Lgs. n. 231/2001 ed è stata estesa con il D.Lgs. n. 121/2011. Nello specifico, l’art. 2, D.Lgs n. 121/2011, ha introdotto nel decreto un nuovo articolo, intitolato «Reati ambientali». La legge n.68 del 22 maggio 2015 «Disposizioni in materia di delitti contro l’ambiente» introduce un lungo elenco di reati ambientali, prima non previsti, per i quali si può configurare una responsabilità amministrativa dell’impresa, integrando in modo sostanziale la legge 231 ed inserendo – e questa è la novità – il reato ambientale nel Codice Penale come delitto. Secondo la legge del 2011, la responsabilità amministrativa delle persone giuridiche viene estesa ad esempio allo scarico diretto nelle acque sotterranee e nel sottosuolo, allo scarico in acque marine, da parte di navi o aeromobili, di sostanze o materiali per i quali vige il divieto assoluto di sversamento, all’attività di gestione di rifiuti non autorizzata. All’omessa bonifica dei siti e della relativa comunicazione, alla violazione degli obblighi di comunicazione, di tenuta dei registri obbligatori e dei formulari, al traffico illecito di rifiuti, alla violazione dei valori limite di emissione. Le pene previste, oltre alle sanzioni derivanti dalle responsabilità personali, sono diversificate e graduate in relazione al tipo di reato ambientale, secondo diverse classi di gravità e vanno dalle sanzioni pecuniarie a quelle interdittive, dalla pubblicazione della sentenza di condanna alla confisca del profitto conseguito con l’illecito. La legge n. 68 del 2015 introduce il reato ambientale nella categoria dei delitti sanzionati dal Codice Penale e perfeziona un nuovo e lungo elenco di delitti contro l’ambiente.